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Strategie di Investimento

Guida ai PAC: cosa sono, come funzionano, pro e contro

Cos’è e come funziona il piano accumulo capitale

Nel mondo della finanza, PAC è l’acronimo di piani di accumulo di capitale, una particolare forma di investimento con versamenti periodici. Si tratta di un prodotto molto particolare, diverso dalla maggior parte dei comuni strumenti finanziari.

I versamenti possono avere importo fisso o variabile e la cadenza è solitamente mensile o trimestrale, ma può essere anche quadrimestrale o semestrale. La durata minima è generalmente di un anno, ma si possono anche raggiungere i quarant’anni. In linea di massima, per rendimenti davvero interessanti andrebbe considerato un orizzonte temporale di almeno 6 anni.

Il denaro viene impiegato per l’acquisto di quote di fondi comuni di investimento, ETF o altri strumenti finanziari per l’investimento collettivo. L’investitore fissa l’entità dei versamenti a seconda di reddito e capacità di risparmio. Di frequente però è previsto un versamento iniziale maggiorato, ovvero pari a diverse mensilità del piano di accumulo (4, 6 e in alcuni casi persino 12).

Come ogni altro strumento di investimento, i PAC hanno pro e contro che vanno valutati attentamente prima di procedere alla sottoscrizione. Ma vediamone il funzionamento nel dettaglio.

Vantaggi e svantaggi del fondo di accumulo di capitale

Iniziamo dai vantaggi. I piani di accumulo di capitale incentivano al risparmio e permettono di investire senza stress. Un beneficio da non sottovalutare perché l’emotività è spesso deleteria per la valutazione degli strumenti finanziari. Eliminano inoltre la componente stagionale caratteristica degli investimenti sui mercati finanziari, riducendo quindi il rischio legato ad un timing errato.

Per quanto riguarda invece gli svantaggi, il limite principale dei PAC riguarda l’incidenza dell’acquisto delle nuove quote del fondo sulla media del prezzo, che dopo un certo periodo è piuttosto bassa. Cosa significa in termini pratici? Ipotizzando di investire in un prodotto che vive una fase ribassista, con il passare dei versamenti le perdite potrebbero essere significative.

Vi sono tuttavia delle metodologie che consentono di risolvere il problema, riducendo automaticamente la quota azionaria del portafoglio con l’avvicinarsi della scadenza. Queste soluzioni sono spesso vendute come addendum al piano di accumulo.

Altro tasto dolente dei piani di accumulo sono i costi. Sottoscrivendo prodotti di questo tipo vanno sostenute le spese di gestione e sottoscrizione del contratto, nonché gli oneri associati al sistema dei versamenti. Solitamente infatti ad ogni tranche sono applicate delle commissioni. Vi sono poi le spese amministrative.

Una delle ragioni per cui è consigliabile mantenere il PAC per almeno 6 anni è lo sbilanciamento dei costi, maggiori all’inizio del piano di accumulo. Capita spesso che dai primi versamenti venga detratta una percentuale elevata (a volte anche il 50%) delle commissioni totali. Tecnica con cui la società di gestione del fondo si tutela contro l’eventualità di uscite anticipate.

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